UNA FILOSOFIA ?
Immaginiamo un futuro in cui marciapiedi e piste ciclabili non serviranno più, perché l’unico modo considerato sicuro per spostarsi sarà l’automobile. I ragazzi non cammineranno mai da soli: saranno accompagnati ovunque, da scuola alle attività pomeridiane—oasi artificiali nel traffico—dove impareranno a cavalcare, fare teatro o praticare sport. Poi, di corsa a riprenderli e a casa, al sicuro. Mai per la strada, mai tra gli alberi, mai liberi.
A scuola, gli insegnanti vigileranno attentamente affinché nessuno si faccia male, non guidando i ragazzi nelle attività più rischiose, ma eliminandole del tutto, affinché nemmeno possano immaginarle.
Se tutto fosse tracciato—dagli spostamenti alle transazioni economiche—che sollievo! Le baby gang verrebbero intercettate dalle telecamere, la polizia sarebbe sempre presente, e i diciottenni, finalmente liberi, potrebbero sfrecciare su scooter e SUV senza più vincoli.
Ma i bambini e gli adolescenti? Come doseremo la libertà che istintivamente cercano, perché sanno, anche senza rendersene conto, che sarà essenziale nella loro vita adulta?
La verità è che non lo sappiamo. E in questa epoca di securitarismo e sfiducia, chiediamo a educatori e insegnanti di proporre ai nostri figli solo attività “innocue”, purché comunque formative. L’importante è che ci sia la garanzia: zero rischi.
E così, un giorno, affideremo i nostri figli al vasto oceano di internet—quello sì, sicuro e privo di pericoli—senza che abbiano mai imparato a cadere senza farsi male, a usare un martello o, semplicemente, a trovare la strada di casa.